IL CARNEVALE

Il Navigium Isidis (la nave di Iside) era un "RITO IN MASCHERA" molto festoso dedicato alla vicenda della Dea Iside che fece risorgere il suo sposo Osiride dopo aver ritrovato, viaggiando per terre, fiumi e mari, tutte le parti del suo corpo smembrato.
Quindi Morte e Resurrezione.

La celebrazione della vicenda di Iside venne diffusa nella religione romana in tutto l'impero verso il 150 d.c., ma in Egitto è molto più antica. La festa, che si teneva nel primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera corrispondente un po' al tempo della Pasqua cattolica che cade la domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera. 

Il Navigium Isidis consisteva in un corteo in maschera in cui un'imbarcazione di legno (CARRUS NAVALIS) veniva ornata di omaggi floreali.
Apuleio, nel suo romanzo Le metamorfosi, ha descritto il Navigium Isidis, e le Navi di Nemi dell'imperatore Caligola, grande seguace del culto isiaco, erano sicuramente dedicate a questo rito, in quanto corrispondono alla descrizione di Apuleio.

Ora Iside era anche la Dea del Mare e la Protettrice dei Naviganti, appellativi che la Chiesa ha spostato pari pari alla Madonna, ma la nave di Iside era per eccellenza la Barca Lunare, quindi barca notturna, su cui venivano traghettati i defunti dal regno dei vivi al regno dei morti.
L'imbarcazione veniva issata sul Carro che si diceva per questo "navale", e veniva trainato da umani mascherati, le cui maschere richiamavano non solo i defunti ma anche i demoni del mondo dei morti.

Questi demoni erano orribili e buffi, ma nella traduzione romana del Carrus Navalis venne introdotto qualcosa in più dell'allegria, e cioè la burla, perchè sovente venivano riprodotti personaggi influenti dell'epoca, come l'Imperatore, i Senatori o i Generali, comunque personaggi che venivano caricaturati per lo sbeffeggio. I romani avevano l'abitudine di ironizzare sui potenti e per quanto qualche imperatore non gradiva, non si riuscì mai a frenare questo sarcasmo.

Ma c'era un altro contenuto importante del Carrus, e cioè la morte, quella che Totò chiamò argutamente "La Livella". La morte rendeva gli uomini tutti uguali, per questo alla festa e al seguito del Carrus Navalis erano ammessi tutti, schiavi compresi e pure i bambini. Infatti, soprattutto nella festa romana, lunghe processioni di persone mascherate seguivano il carro cantando e danzando, con soste gustose per permettere ai mimi di comporre una scena o a una danzatrice di esibirsi, e non mancavano le danze collettive nè gli acrobati.
Tutto il popolo correva a mascherarsi per onorare il Carrus Navalis che portava un grande scrigno ermeticamente chiuso, simbolo della morte inconoscibile. Le prostitute non potevano mancare esibendo le loro bellezze e le romane coi loro gioielli tintinnanti non erano da meno. Perfino le matrone in quei giorni abbandonavano i pepli e si scatenavano nelle libagioni e nelle vesti scollate, e data l'occorrenza, nessuno le giudicava per questo. Del resto di fronte alla morte cadono tante critiche e tanti schemi.

BUON CARNEVALE!

Giorgio M.