La
Tradizione Greco-Romana e la Massoneria.
Alcuni aspetti del simbolismo
di Ercole
Mariano
Bizzarri[1]
Come
noto, i templi massonici italiani prevedono che,
in corrispondenza degli scranni delle Luci
vengano collocate le statue di Ercole (II°
Sorvegliante), Venere (I° Sorvegliante) e
Minerva (Maestro Venerabile). Queste presenze
simboliche sono solo alcune tra quelle che la
Massoneria vera e propria Arca vivente dei
Simboli[2] ha
ereditato dalla Tradizione Greco-Romana di cui,
in qualche modo, ne tramanda i germi più vitali
e significativi. E tuttavia alquanto
spiacevole dover rilevare come taluni autori
moderni non abbiano saputo cogliere
la portata esoterica di tali riferimenti e,
mostrando una sostanziale incapacità di
comprensione metafisica del simbolismo, abbiano
liquidato il problema posto dalla
permanente vitalità della Tradizione Romana con
poche e d irriverenti battute[3], quando addirittura non
passino semplicemente sotto silenzio lintera
questione.
Eppure
le relazioni che sussistono tra Massoneria ed
esoterismo greco-romano sono state nel passato
sottolineate con dovizia di argomenti dal Reghini[4], dal Pike[5] e dal
Porciatti che bene sottolinea come
Ercole
[sia] il prototipo dellIniziato[6] [
]
che respinge il vivere facile e dolce decidendosi
ad un lavoro incessante e faticoso [..]. Fra le
colonne, liniziando Compagno non deve
dimostrarsi da meno delleroe mitologico [in
cui] il concetto iniziatico vi appare nella sua
duplice veste interiore ed esteriore epperciò,
dal punto di vista classico, la figura di Ercole
assume un carattere di completezza iniziatica
molto suggestivo[7]
Ercole
concorre infatti a definire innanzitutto la
triade divina costituita dagli
attributi per mezzo dei quali il Principio
il GADU - si appalesa nellambito del Cosmo
e dispiega la propria azione demiurgica per mezzo
della Sapienza (Minerva), della Forza (Ercole) e
della Bellezza (Venere); un concetto non a caso
sottolineato da Dante, quando ricorda che:
Fecemi la divina Potestate,
la
somma Sapienza e il primo Amore[8]
Levocazione
della triade romana in un contesto massonico è
non solo pertinente nella misura in cui
rinvia agli attributi divini per tramite i quali
il Libero Muratore è chiamato a riattualizzare latto
creativo operato allinizio dal
GADU ma è altresì appropriata in
relazione al parallelismo che può essere
tracciato con la triade tradizionale dellinduismo,
dove Forza, Bellezza e Saggezza
costituiscono laspetto operativo
o, se si vuole, la volontà fattiva,
la Shakti, delle tre principali
divinità: Bhrama, Shiva e Visnù[9].
Il fatto che tutte e tre siano rappresentate nel
tempio massonico offre spunto a considerazioni
della più grande importanza che riguardano
propriamente laspetto operativo
della massoneria, nella misura in cui alludono
chiaramente a quali attributi[10] e di conseguenza a
quali nomi il massone deve far
riferimento nel corso dellOpera e a
quelle qualità che è chiamato a reintegrare e
ricapitolare durante il percorso che a
ritroso lo porterà a risalire la china
che separa la condizione umana dalla piena
realizzazione iniziatica da cui è decaduto. Un
percorso complesso, irto di difficoltà, che si
snoda per gradi e di cui lepopea di Ercole
ci offre forse la migliore sintesi simbolica
possibile[11].
Il cammino di Ercole
Ercole
è figlio di Zeus ed Alcmena, una donna mortale.
Grazie ad uno stratagemma che ricorda da
molti punti di vista quello adottato da Ute
Pendragon, padre dellArtù celtico
Giove riesce ad introdursi nellalcova
della mortale e trascorre con lei lintera
nottata. Lobiettivo del dio
quale ci viene tramandato dal mito greco
è quello di assicurare la continuità della
casata di Perseo e generare un uomo tanto forte
da impedire lo sterminio degli uomini e
degli dei. Di fatto, benché predestinato,
Ercole dovrà affrontare una serie di imprese, già
dal momento del concepimento, per acquisire un
ruolo ed un titolo che resterebbero altrimenti
virtuali[12]. Alla
sua nascita si oppongono innanzitutto le streghe,
che, dietro istigazione di Era, cercano
invano di ritardare il parto di Alcmena[13]. Lavversione
di Era ipostasi del principio reggitore
della sfera della Terra nellambito della
tripartizione del cosmo costituisce un
elemento costante e caratterizzante dellintera
epopea ed esprime, a livello simbolico, lostilità
latente del mondo corporeo nei confronti di
chiunque e massimamente delliniziato
cerchi di affrancarsi dal suo dominio[14].
Compiute
alcune imprese, alcune delle quali già nella
culla come luccisione dei due
serpenti dopo aver girovagato per mari e
per monti, impratichitosi delle arti liberali e
delle tecniche della guerra, ed aver conosciuto
la sofferenza e la cupa disperazione che gli
faranno vacillare la ragione, leroe si
ritirerà per alcuni giorni in una camera
buia vera e propria prefigurazione
del gabinetto di riflessione - in totale
solitudine. Ercole verrà quindi purificato dal
re Tespio prima di recarsi alloracolo di
Delfi dove la Pizia lo chiamerà per la prima
volta Heraklés[15] e gli svelerà che,
per conquistarsi limmortalità, dovrà
porsi per dodici anni al servizio del re di
Tirinto, lo stolto Euristeo[16] che, in successione, gli
imporrà le fatidiche dodici imprese.
Le
dodici fatiche, che si concludono con
la assunzione in cielo del mortale
figlio di Zeus, descrivono un complesso
itinerario iniziatico circoscritto allambito
dei piccoli misteri e che copre, come indicato
del resto dal riferimento alle dodici stazioni, lintera
gamma delle possibilità inerenti lo stato umano,
qui considerato come un grado dellesistenza
universale. Come tale lepopea si
presta ad unarticolata lettura simbolica
suscettibile di interpretazione tanto sincronica
quanto diacronica. Stante lesistenza di
taluni incertezze circa la cronologia originaria
delle imprese di Ercole, è preferibile affidarsi
allapproccio tematico che meglio permette
di enuclearne gli aspetti qualificanti e
simbolicamente rilevanti. Il filo conduttore è
facilmente individuabile in una serie di prove
iniziatiche, ricche di significati simbolici, il
cui compimento permette al figlio del Cielo
di accedere alliniziazione ai piccoli
misteri qualificarsi come promesso sposo
di Atena-Minerva e quindi, per suo tramite,
essere accolto nellOlimpo.
La lotta contro le Potenze della Contro-Iniziazione
Un
primo gruppo di Fatiche (I,II,VI,VIII
e IX)[17] fa
espressamente riferimento al combattimento
ingaggiato da Ercole contro le potenze della
controiniziazione. Lungi dallessere questo
un richiamo vago e generico, la saga del semidio
individua con estrema chiarezza lavversario
dellEroe, identificandolo con il principio
stesso da cui proviene lorigine del
potere controiniziatico. Ercole si scontrerà
infatti a più riprese con i figli di Echidna e
Tifone, sconfiggendoli luno dopo laltro:
il leone Nemeo (I fatica), lIdra di Lerna (II),
il cane Orione (X) ed infine Cerbero (XII).
Echidna, un mostro per metà donna e per metà
serpente, si apparenta simbolicamente ad una ben
nota classe di figure demoniache di cui lesempio
meglio noto è costituito da Melusina[18]: patrona
delle arti magiche ed espressione specifica delle
tentazioni e dei pericoli cui è esposto liniziato
quando si accosta a Scienze tradizionali che,
prive di qualsiasi ricollegamento a principi di
ordine superiore, costituiscono ormai solo un
pericoloso strumento di deviazione. Tifone[19], come
ci ricorda Guénon, non è altri che il dio
egizio Seth, denominato, in opposizione ad
Horus occhio nero del sole calante;
la sua mitologia ricorda per molti aspetti quella
del Lucifero biblico. Infatti Seth, una
volta campione delle forze luminose, incarnazione
del prototipo guerriero che ritto sulla prua del
vascello di Ra uccide il Dragone Apoptis,
si ribella allautorità spirituale per
uccidere il principio solare, Osiride. Di fatto
la
sola cosa che sussiste dellantico Egitto è
una magia molto pericolosa e di ordine molto
inferiore che si ricollega precisamente ai
misteri del dio dalla testa dasino che non
è altri se non Seth/Tifone[20]
Lunione
tra Tifone ed Echidna evoca per analogia quella
descritta dal Genesi [21]ed ampiamente sviluppata nel Libro
di Enoch in cui è questione della nefasta
progenie di giganti nata dai figli di Dio
illegittimamente coniugati alle figlie
degli uomini: da Tifone ed Echidna
nasceranno infatti mostri e titani che saranno
gli autori di quella rivolta contro lolimpo,
per scongiurare la quale lintervento di
Zeus non sarà sufficiente e sarà invero
necessario fare appello allaiuto di un
mortale come Ercole. Racconta infatti Macrobio
che
Si
crede che egli [Ercole] stesso abbia ucciso i
Giganti, combattendo a difesa del Cielo, come
simbolo del valore degli dei. Quanto ai Giganti,
cosa bisogna pensare se non che furono una stirpe
di uomini, empi negatori degli dei, e quindi
ritenuti desiderosi di scacciare gli dei dalla
loro sede celeste. [..] Il Sole fece giusta
vendetta di questo popolo con la forza del suo
calore apportatore di pestilenze[22]
Questaspetto
del mito è suscettibile di una complessa analisi
simbolica che, generalmente, viene raramente
tenuta nel debito conto, ma dove laspetto
essenziale è costituito dal contributo
irrinunciabile che gli uomini ed in specie
gli iniziati debbono fornire per
contrastare i processi involutivi propri ad ogni
ciclo di manifestazione, opponendosi attivamente
alla degenerazione il cui principio primo, nellambito
dellattuale manvantara, viene ad
essere identificato appunto con Tifone. La
circostanza per la quale il mito evidenzi come la
contrapposizione tra gli dei dellOlimpo e i
Giganti non si esaurisca con lincatenamento
di Tifone[23] al di
sotto dellEtna, ma prosegua con altri
episodi, ciascuno dei quali estremamente
significativo, viene ad essere rievocata dalla
saga di Ercole che a più riprese ed anzi
fino allultimo si trova costretto a
confrontarsi con le forze oscure della
controiniziazione. Da queste riesce a liberarsi
solo con lascensione ai cieli,
che qui deve va intesa come raggiungimento di
quel paradiso terrestre, invariabile
mezzo in cui lessere si trova finalmente
affrancato dal ciclo infernale del
ritorno nellambito del manifestato (il Samsara
della tradizione estremo-orientale) e così,
finalmente trasformato, può ormai
proseguire nel dominio del non-manifestato,
costituito per lappunto dai cieli
superiori.
Nel
contesto di queste vicissitudini, due episodi
meritano una menzione particolare. Nel primo di
questi, il semidio si trova a dover scacciare gli
Stinfali (VI fatica), uccelli di bronzo,
divoratori di uomini, di animali e distruttori
delle messi. I rapaci in questione sono
apparentati dal mito ad una tribù di streghe,
sacerdotesse arcadi della triplice dea la
famigerata Dea Bianca - già in precedenza
perseguitate dai lupi invasori devoti
a Zeus lupo. Anche qui i riferimenti
simbolici si moltiplicano e nel loro intreccio
illuminano lermeneutica del racconto. Il
tema dominante e che ritorna in numerosi
altri episodi è quello inerente lannientamento
della tradizione deviata che fa capo al culto
della Grande Madre e di cui i momenti salienti
sono rappresentati dalla Guerra di Troia e dalla
rivolta dei Giganti. Intorno al XII° secolo a.C.,
in concomitanza con la disastrosa conclusione
delletà del bronzo e prima di quella del
ferro, per gli uomini il cui destino sembrava
ormai quello di essere travolti negli oscuri
meandri di una civiltà impregnata di magia nera,
così da
spegnersi
senza gloria nellAde, Zeus creò una
schiatta migliore, che Esiodo chiamò appunto
degli Eroi, cui è data la possibilità di
conquistare limmortalità e di partecipare,
malgrado tutto [il corsivo è nostro], ad
uno stato simile a quello delletà
primordiale. Si tratta dunque di un tipo di
civiltà nel quale si manifesta il tentativo di
restaurare la tradizione delle origini sulla base
del principio guerriero e della qualificazione
guerriera[24] .
La
specificazione che fa Evola, sottolineando quel
malgrado tutto è della più
rilevante importanza, dato che implica come quel
tipo di via al sacro non permettesse
lacquisizione integrale dei Grandi Misteri,
ma si fermasse necessariamente ai piccoli, come
del resto è prerogativa propria di qualunque
via riservata agli Ksathriya.
Ed in effetti Ercole, che dei guerrieri è il
prototipo ed il campione, verrà ammesso soltanto
ai Piccoli Misteri nellambito delliniziazione
eleusina (XII fatica), essendogli di fatto
precluse forme di iniziazione che per la loro
natura sono di diritto riservate alla casta
sacerdotale e di cui, in Occidente, già allora (XII
secolo) non restavano ormai che tracce.
Una
delle tappe di questo percorso consiste
propriamente nel riappropriarsi della Potenza
indebitamente posseduta dalla spiritualità
demetrica[25] - simboleggiata appunto dal
culto della Dea Bianca superando così
la hybris della chiusura titanica dellIo.
La duplice opposizione dellEroe fa
riferimento alle due fasi dissolventi del ciclo
dellUmanità, quella caratterizzata dalla
preminenza del sacerdozio lunare femminile (Età
dellArgento) e quella successiva (Età del
Bronzo), ingeneratasi come reazione alla
precedente e caratterizzata dalla lotta dellelemento
maschile decaduto, personificato dalla violenza
Titanica che a sua volta ingenera il proprio
contrario femminile, e cioè lAmazzonismo.
Non per caso Ercole dovrà sconfiggere anche le
rappresentanti di questultimo, uccidendo la
regina Ippolita e recuperando la cintura di Ares
simbolo di Potenza virile e virtù
guerriera da lei indebitamente posseduta.
Lepisodio in questione va messo in
parallelo con altri analoghi attribuiti a Teseo,
Dioniso, Mopso, allo stesso Ercole[26], e
tutti sembrano indicare tanto la soppressione dei
culti lunari quanto dei sistemi socioeconomici (il
matriarcato) a questi improntati in Grecia, Asia
Minore, Tracia e Siria[27]. Il senso cosmologico
inerente il simbolismo sotteso a questi miti è
evidente e fa riferimento a come prima
della precipitazione ultima [
] venga
avviato un grande tentativo di restaurazione
integrale della Tradizione Primordiale dellAurea
Età tale da permettere agli emitheoi
di rientrare nellimmortalità per
ricostituire lUnità, realizzando cioè lUno
che assorbe il Due[28].
La ricerca della saggezza
Il
tema della ricerca della sapienza divina sottende
alcune delle imprese di Ercole tra le meno
attentamente considerate dalla esegesi critica,
probabilmente a causa di una interpretazione
riduttiva della via cavalleresca,
intesa primariamente nella sua accezione marziale
quasi che questa non prevedesse, al pari di altri
percorsi iniziatici, lacquisizione di un
patrimonio sapienziale che, in questambito
specifico, sa coniugare il momento dellazione
a quello della contemplazione attiva. La cattura
della Cerva (III fatica)[29], così come quella del
cinghiale Erimanzio (IV), rientra
indiscutibilmente in questo gruppo. La Cerva
sacra, dotata di corna doro e zoccoli di
bronzo, viene inseguita da Ercole lungo un anno
intero, fino al paese degli Iperborei,
dove finalmente, ai piedi di un albero, viene
catturata dallEroe grazie ad uno
stratagemma per essere quindi portata a Micene[30], dopo
aver vinto la resistenza di Artemide. Linsieme
delle specificazioni simboliche che fanno da
corollario a tale episodio evidenzia
inequivocabilmente come la cerva sia qui ipostasi
della saggezza iniziatica: lattributo delle
corna fa pensare che in origine doveva piuttosto
trattarsi di una renna unica femmina ad
esserne dotata in Europa e ne colloca
pertanto la residenza in un ambito polare;
il successivo riferimento agli iperborei
non fa che confermare la specificazione di luogo
sottesa al mito: la Tradizione di cui Ercole
finisce con limpossessarsi è in effetti
quella Sacra[31] e Primordiale,
geograficamente messa in relazione con il Polo[32] e
quindi con la regione degli Iperborei; la Caccia
dura dodici mesi a significare come la ricerca
comporti obbligatoriamente lesplorazione e
lassimilazione di tutte le possibilità
qui raffigurate in modalità spazio-temporale
connesse al grado di esistenza proprio
della condizione umana[33] e termina in corrispondenza
di un albero, simbolo assiale per eccellenza,
termine ultimo del peregrinare orizzontale delluomo
ed ipostasi del centro da cui si diparte laxis
mundi.
Affatto
dissimile è il significato simbolico inerente lepisodio
peraltro complesso e infarcito di elementi
diversi relativo alla cattura del
cinghiale Erimanzio. E ben noto come tale
animale costituisca lemblema della sapienza
sacerdotale nella tradizione celtica e lipostasi
stessa di Visnù in quella induista. Lera
del cinghiale bianco è
propriamente quella delletà dellOro,
caratterizzata dalla normale prevalenza
dellelemento spirituale nella gerarchia
della comunità degli uomini[34]. Lintervento di Ercole
assume anche in questo contesto di nuovo un
significato salvifico e di recupero di una
conoscenza finita dispersa sulla vetta dei
monti": Erimanzio viene infatti catturato
sulla montagna di Erimanto, figlio di Apollo e
caro ad Artemide: ritroviamo la diade
indissolubile Apollo-Diana che ancora una volta
testimonia degli stretti rapporti che
intercorrono tra le due porte e le due vie. Va
rilevato come, contrariamente a quanto accade nel
mito del cinghiale bianco[35] di Calidonia
perseguitato e quindi ucciso da Atalanta
nel corso della IV fatica lEroe non
sopprime lanimale, ma lo cattura per
condurlo a Micene. Il significato dellepisodio
è qui diametralmente opposto: nel primo caso,
con la morte dellanimale, i rappresentanti
della casta dei guerrieri si attribuiscono una
vittoria definitiva sui rappresentanti della
casta sacerdotale; nel secondo caso, la bestia
viene in realtà protetta da una probabile morte
e messa in salvo, come narra la leggenda,
nel tempio di Apollo a Cuma[36].
Il viaggio nelloltretomba e liniziazione
ai misteri
Lultimo
gruppo di fatiche (X,XI e XII), il cui ordine
cronologico è ancora discusso, è inerente la
discesa ad inferos delleroe, la
rinascita rituale ed il raggiungimento del
Paradiso Terrestre. In questa prospettiva
ermeneutica è probabile, come già suggerito dal
Graves[37] e da
altri autori, che la dodicesima impresa debba
essere sostituita alla decima. Al momento di
procedere verso Occidente e addentrarsi nelle
viscere dellAde, Ercole chiede di essere
preliminarmente iniziato ai misteri di Eleusi e,
preparato alla morte rituale, si
cinge il capo di mirto. Tuttavia, è solo dopo ladozione
da parte di Pilio e la purificazione svolta da
Eumolpo che allEroe viene consentito di
accedere ai Piccoli Misteri[38].
Guidato da Atena-Minerva che accorre in
suo aiuto ogni qualvolta invoca Zeus padre
e da Ermete, Ercole attraversa la desolazione
infernale, cattura Cerbero e riemerge dentro una
grotta dopo essersi rivestito delle fronde dellalbero
dei Campi Elisi, il cui duplice colore
bianco e nero attesta come egli sia
risultato vincitore in entrambi i mondi:
terrestre ed infero[39].
E
proprio la vittoria conseguita in questimpresa
che mette Ercole nella condizione di poter
recuperare i buoi di Gerione (X fatica) e di
entrare in possesso delle mele delle Esperidi (XI
fatica). Nel corso della prima di queste, al
termine di un lungo viaggio per mare che lo porta
da Oriente ad Occidente, Ercole giunge
prima a Tartesso, dove innalza due colonne volte
a delimitare lo stretto, e quindi nellisola
di Gades, sperduta nel mare. Qui regna
Gerione, mostro dai tre corpi che, insieme al
mandriano Eurizione ed al cane Ortro, figlio anchesso
di Echidna e Tifone, custodisce una mandria di
buoi. LEroe, dopo aver ucciso i guardiani,
si impossessa del bestiame, fa loro attraversare
il mare grazie ad una coppa-calderone fornitagli
da Elio[40] e,
attraverso numerose peripezie giunge in Italia
dove sconfigge il gigante Caco, istituisce
il culto di Zeus e proibisce i sacrifici umani
per consegnare gli animali ad Euristeo. Il
mito qui brevissimamente ricordato
offre spunti innumerevoli di riflessione e
meditazione simbolica su cui non è possibile
soffermarsi esaustivamente, dati i limiti del
presente saggio. Alcuni passaggi meritano
tuttavia di essere sottolineati, considerando le
connessioni evidenti che presentano con il tema
che ci siamo prefissi di affrontare. Innanzitutto
occorre affrontare la vexata quaestio
rappresentata dai significati molteplici
ed inestricabilmente intrecciati inerenti
il simbolismo delle colonne. Queste vennero
erette in prossimità della biblica Tarsis[41], a
delimitare il mondo dei vivi dalle Isole
Occidentali della morte. Simbolicamente il
viaggio che Ercole intraprende verso Occidente
al pari di imprese analoghe compiute da
altri eroi della tradizione
occidentale e medio-orientale[42] - costituisce una
prefigurazione della discesa agli inferi che
tornerà a compiere tanto nellundicesima
quanto nella dodicesima fatica. Anche per Dante
le colonne hanno il valore di landmarks
deputate a delimitare un insuperabile spartiacque
che avrebbe finito con il diventare un vero e
proprio tabù destinato a durare fino allepoca
di Cristoforo Colombo. Quellinterdetto
rivestiva probabilmente un duplice ordine di
significati, luno propriamente geografico e
di ordine quindi cosmologico, laltro
relativo alla pericolosità di una qualche forma
di conoscenza strettamente connessa alle colonne
stesse. Come riportato da alcuni autori, sulle
colonne era infatti stato inciso qualcosa[43],
mentre, per la saga celtica di Ogma volto
di Sole[44] lErcole della
tradizione nordica le colonne
costituiscono delle nuove astrazioni
alfabetiche istituite da Eracle, che
avrebbero sostituito il precedente linguaggio e,
per estensione, la conoscenza sacra cui lalfabeto
stesso fa riferimento. Tra il V e il VI secolo a.C.
un periodo cruciale per lOccidente
da numerosi punti di vista lalfabeto
bardico di venti lettere (ripartite su quattro
colonne ricoperte doro rosso), noto come il
Boibel-Loth in cui
[
]
i nomi greci delle lettere si riferivano al
viaggio del divino Ercole nel nappo solare [..],
soppiantò lalfabeto arboreo Beth-Luis-Nion,
dove i nomi greci delle lettere si riferivano alluccisione
di Crono sacrificato da donne inferocite. Poiché
le Gorgoni avevano un loro sacro bosco ad Erizia,
lisola rossa che Ferecide
identifica con Cadice, e poiché alberi
in tutte le lingue celtiche significa lettere,
lalbero che prende molte forme
è a mio parere lalfabeto di Beth-Luis-Nion
di cui le Gorgoni serbavano il segreto nel loro
sacro bosco finché Eracle non le annientò.
Secondo questa interpretazione il viaggio di
Eracle ad Erizia, dove uccise Gerione e il cane
Ortro [
], si riferisce alla sostituzione
dellalfabeto di Crono con quello di Ercole[45]
Questa
osservazione è del più grande interesse proprio
perché mette in relazione il simbolismo delle
colonne-alberi con il deposito sapienziale
proprio di un ciclo di manifestazione ed
evidenzia come nellepisodio in questione si
sia trattato di spodestare una tradizione ormai
deviata quella che fa appunto
riferimento a Crono per affermare il
primato di Zeus di cui Ercole è propriamente il
campione. Il simbolismo delle colonne di
sapienza che delimitano il succedersi dei
grandi cicli in cui è suddiviso lattuale
manvantara è tuttaltro che estraneo alla
Massoneria; basti pensare al XIII grado del Rito
Scozzese Principe del Real Arco -
dove la leggenda riguarda le due colonne su cui
Enoch avrebbe trascritto il nome
segreto del GADU e la Scienza Sacra dellepoca
antediluviana, allo scopo di tramandarne il
segreto[46]. E
forse questo particolare è da mettere in
relazione con un altro episodio della leggenda di
Ercole in cui viene riferito di come Hiram,
re di Tiro, dopo aver ricevuto da un oracolo lordine
di fondare una colonia presso le Colonne dErcole,
inviò a tale scopo tre spedizioni verso Cadice.
Le prime due fallirono nella loro missione e, non
riuscendo ad individuare lisola di Erizia,
tornarono in patria. La terza giunse finalmente a
destinazione: venne eretto un tempio ad Ercole[47] sul
promontorio orientale e fu fondata la città di
Cadice su quello occidentale. Non è per questo
improbabile che il simbolismo delle due colonne
presenti in ogni tempio massonico possa
ricollegarsi a questa tradizione, considerando
come ogni simbolo sia suscettibile di plurime
interpretazioni con ordini diversi di
significato, tra loro integrati e complementari.
Un accenno in tal senso è stato originariamente
formulato dal Porciatti, che pone in relazione
diretta i pilastri massonici con quelli
conosciuti
nellantichità come Colonne di Melquart o
di Ercole, quale limite oltre il quale muore lo
spirito umano[48].
Un
ulteriore conferma di come sussista una stretta
connessione tra le imprese di Ercole e laffermazione
di una nuova Tradizione può altresì essere
dedotta dagli avvenimenti successivi alluccisione
di Gerione. Il semidio, infatti, dopo lunghe
peripezie, giunge nella Saturnia Tellus,
dove, alle pendici dellAventino, verrà
accolto da re Evandro, un esule scampato dal
diluvio che aveva devastato lArcadia.
Ercole ucciderà il gigante Caco e, insieme ad
Evandro, innalzerà un altare a Zeus, dopo aver
insegnato alla madre del re, Carmenta, come
sostituire lalfabeto pelasgico
antediluviano con quello latino di
quindici consonanti[49]. Il ruolo che Ercole
interpreta in questa decima avventura sottolinea
a più riprese il carattere civilizzatore delle
sue azioni e la provvidenzialità che le stesse
rivestono in ambito più squisitamente cosmologico:
Ercole è leroe che permette il recupero di
una Tradizione regolare, raddrizza il corso degli
eventi e sancisce la sconfitta di quelle forze
che, raccolte intorno ai residui psichici di
civiltà ormai morte simbolicamente
rappresentati dalla scienza degenerata e condensata
nellalfabeto cronideo di tredici consonanti
opprimono luomo, nellanima e
nel corpo[50]. Un
ruolo che, di fatto, viene portato a termine dai
sacerdoti primo tra tutti il rex
ma che, allinizio, perlomeno in
Occidente, è primariamente avviato e sostenuto
dai guerrieri[51], i naturali protettori della
casta sacerdotale. Questa operazione di raddrizzamento
spirituale comporta infatti, come immediata
conseguenza, la restituzione della funzione
sacerdotale a suoi legittimi detentori. In tal
senso va letto simbolicamente il recupero dei
buoi[52],
ipostasi del sacerdozio e latu sensu
del sacrum facere; aver sottratto
la mandria a Gerione il gigante che
illegittimamente si riveste di attributi
sacerdotali che per loro natura non possono
spettare ad uno ksathriya degenerato
ed averla condotta da Occidente
dalla Terra della Morte ad Oriente, indica
chiaramente come qui si tratti del recupero di
una funzione spirituale il cui centro viene
ricondotto ad Oriente per essere restituito ai
detentori regolari; rilevante è che, nel corso
del viaggio, alcuni animali verranno sacrificati
a Giove nel Lazio, nella terra destinata ad
accogliere uno dei poli che, prima con i Romani e
poi con il Cristianesimo, sarà chiamato a
perpetuare la regolarità e legittimità
tradizionale nei secoli a venire[53].
Per
molti versi analogo è linsegnamento
misteriosofico sotteso alla undicesima fatica.
Ercole deve infatti recuperare i pomi doro
affidati alla Grande Madre Era dalla Madre Terra
e custoditi in un giardino posto alle pendici del
monte Atlante, nella terra degli iperborei. Le
Esperidi, figlie di Atlante, avevano provato
invano ad appropriarsi dei frutti dellalbero
miracoloso, dato che Era ne aveva affidata la
custodia al drago Ladone, figlio anchesso
di Tifone e di Echidna. Ricorrendo sia alla forza
sia allastuzia, Ercole riesce ad avere la
meglio sul drago, a raggirare Atlante e ad
impossessarsi finalmente delle mele. Loggetto
del contendere è evidentemente una conoscenza
sacra di origine primordiale, inaccessibile per
la sua stessa natura alle figlie di Atlante,
qui simbolo di quelle forze controiniziatiche
disperse ai quattro angoli delluniverso
dopo la degenerazione ed il cataclisma che pose
fine al continente atlantideo. Ercole,
rappresentante di Zeus posto al servizio di Era,
recupera legittimamente i frutti e quale signum
di sottomissione al potere sacerdotale - li
consegnerà ad Atena[54].
L esaltazione di Ercole
Al termine delle sue
fatiche, il corpo morente disteso sullara
ardente, lo spirito di Ercole ormai al
riparo dalla morte - verrà assunto
in cielo dove, dopo aver praticato uno specifico
rito di adozione, sarà formalmente considerato
figlio di Era e di Zeus e presentato
da Atena al convitto dei dodici dei dellOlimpo.
La triade che viene così a formarsi Zeus,
Era ed Ercole pone in relazione la figura
dellEroe con quella dellUomo
universale della tradizione estremo-orientale,
quale figlio del Cielo e della Terra,
mediatore e ponte tra i due poli che
danno origine alla manifestazione stessa. Questo
ruolo centrale per il quale Ercole finisce
con il dimorare nellinvariabile mezzo
fa del semidio al pari di Giano -
la porta di passaggio che dal cosmo
permette la fuoriuscita verso gli stati
superiori; non a caso lAlcide assumerà la
funzione di guardiano della soglia
che immette allOlimpico, a tutela della
porta del cielo che separa luniverso
(il mondo della manifestazione) dai cieli
superiori (gli stati informali della
manifestazione stessa). Questa porta è
simbolicamente identificata con il Sole e ciò
rende ragione delle numerose correlazioni
simboliche che intercorrono tra questultimo
e il semidio. Il nome celtico di Ercole
Ogma Volto di Sole lo mette in relazione
al raggio riflesso dellastro
diurno, quasi a sottolineare come nellEroe
si riflettano le virtù e il principio divino
stesso del Sole. Analogamente, la tradizione
Romana[55] ricorda
come nemmeno Ercole sia estraneo alla
sostanza solare, un concetto simbolicamente
adombrato dalla prima fatica, nel corso della
quale lEroe si riveste della pelle del
Leone, un simbolo ambivalente ma che tra i suoi
complessi significati annovera quello di
raffigurare i raggi solari e di prefigurarne in
qualche modo larrivo. Per Plutarco non cè
alcun dubbio: il mito vuole che Eracle
risieda nel sole e giri insieme a lui[56], mentre
Macrobio non fa che sviluppare tale concetto:
In
realtà che Ercole sia il Sole appare chiaro
anche dal nome. Infatti Heraklés che cosè
se non héras Kléos, cioè gloria dellaria?
E cosaltro è la gloria dellaria se
non la luce del sole, con la cui scomparsa si
sprofonda nelle tenebre? [
] Ercole è
davvero il sole che è in tutto e dappertutto. [..]
Anche da un fatto avvenuto in altro paese si trae
argomento in appoggio alla tesi. Terone [
]spinto
dalla pazza brama di conquistare il tempio di
Ercole[57], allestì
una flotta: gli abitanti di Cadice gli si
pararono contro su navi da guerra; si attaccò
battaglia e quando le sorti erano ancora
indecise, improvvisamente le navi del re si
volsero in fuga e immediatamente furono distrutte
da un repentino incendio. I pochissimi superstiti
fatti prigionieri dichiararono che erano apparsi
loro dei leoni sulle prue delle navi di Cadice
e le loro navi si erano incendiate allimprovviso,
colpite da raggi simili a quelli che sono
raffigurati attorno alla testa del Sole[58]
Giunto a questo
livello, liniziato ha di fatto superato il
dominio dei Piccoli Misteri e potenzialmente è
pronto per accedere ai Grandi Misteri che
permettono di andare al di là della
manifestazione per giungere a conseguire quella
che il sufismo definisce lidentità
suprema, ovvero la ricongiunzione con il
Principio, il cui simbolismo è racchiuso in
nuce nel rito di esaltazione del Maestro
Muratore dellArco Reale dove, come per
Ercole, è questione di sancire ed onorare
limmortalità conquistata per mezzo della
virtù.
Ed
è proprio in forza di questa caratteristica che
Romolo, del tutto eccezionalmente, ne volle
introdurre il culto a Roma, pur confinandolo nellambito
della religiosità privata di una confraternita
ristretta a due sole famiglie. Secondo la
leggenda, una volta edificata lAra Maxima[59], Ercole
avrebbe affidato le cure del servizio religioso
alle famiglie dei Potiti e dei Pinarii, la cui
etimologia greca, sicuramente mutuata dal
linguaggio dei misteri, designerebbe una
duplice classe di iniziati affamati di
nutrimento di Vita e, rispettivamente,
dediti alla invocazione (rituale)[60]. Nel
corso di questi riti da cui erano
tassativamente escluse le donne venivano
infatti messe in essere operazioni teurgiche
complesse che sarebbero state recuperate più
tardi dal neoplatonismo e, in ultima istanza,
dalla tradizione ermetica rinascimentale.
Alludiamo qui alla telestica, larte di
consacrare e vivificare le statue, in modo tale
da consentire come spiega Proclo trattando
appunto della statua di Eracle[61] laffrancamento
dellanima dai legami che lavviluppano
e la vincolano al mondo delle forme. Lungi dal
costituire un applicazione spicciola di bassa
magia, il rituale in questione è inerente una
particolare forma di invocazione che
si avvaleva di strumenti simbolici come il rombo,
la cui rotazione, in un senso o in un
altro, attiva o respinge ciò che si desidera o
si detesta[62]. Il riferimento alle tecniche
di invocazione teurgica e a maggior ragione la
menzione del rombo il quadrato
oblungo - come strumento rituale,
sono ovviamente tuttaltro che estranee alla
tradizione della massoneria operativa e
costituisce probabilmente solo uno dei tanti
motivi che giustificano la presenza della statua
del semidio allinterno delle Logge
muratorie. Comunque sia, quali che fossero i riti
in questione[63], resta pur sempre lanomalia
di un culto che, al pari di quello di Minerva,
era riservato ad una cerchia ristretta di
persone, perlomeno fino al 312 a.C., quando, in
seguito allintervento del censore A.
Claudio e per esplicita rinuncia della gens
Potitia, diventò pubblico e finì con lessere
delegato a schiavi debitamente istruiti. Certo,
tutto questo non dovette essere gradito al dio,
come ricorda Livio nel rilevare che
[
]
ciò fu allorigine di un evento prodigioso
che potrebbe far nascere degli scrupoli in chi
cerca di innovare le pratiche religiose: [i
membri] della gente Potitia [
], nel giro di
un anno, vennero ad estinguersi con tutta la loro
prole. Non solo scomparve il nome di questa
famiglia, ma lo stesso censore Appio [
] fu
accecato dagli dei che non avevano dimenticato il
loro risentimento[64].
Questa voluta
sottolineatura dellanomalia ingenerata
dalla decisione del censore Claudio è
amplificata dalla narrazione dellannalistica
romana che, a più riprese, rimarca il carattere
riservato della pietas rivolta ad Ercole.
E, come rileva il Dumézil
[
]
quali che ne siano le origini del culto, tutto
cambiò nel 312, e noi vorremmo sapere proprio perché
e in quali condizioni si produsse un tale
cambiamento[65]
Non sappiamo se e in
quali forme i riti di Ercole si siano tramandati
in forma privata, magari nellambito
di gens o collegia riservati.
Prendiamo atto di come, in origine, il suo culto,
al pari di quello di Minerva, fosse riservato ad
una cerchia qualificata che lo onorava
quale ipostasi di quelle virtù guerriere che,
nellambito di una iniziazione cavalleresca,
permettono al miste di conquistarsi laccesso
al Paradiso costituito dai cieli sovrasensibili.
In questo senso Ercole è propriamente lipostasi
della Forza volontà virile ed
ignea che diventa potestà,
prefigurazione della volontà iniziatica,
capace di conseguire lobbiettivo nella
misura in cui sa essere linterprete della
volontà del Cielo. Come il Sole qui
inteso metafisicamente come simbolo della Porta
dei Cieli fornisce la scintilla divina che
permette allUomo di ricongiungersi al suo
principio, così Ercole, che del Sole è il
riflesso, dà agli uomini le virtù
le forze - che permettono loro di
innalzarsi e rendersi simili agli dei:
[
]
quippe Hercules ea est solis potestas quae
humano generi virtutem ad similitudinem praestat
deorum[66]
Anche
per questo, proprio perché la Massoneria ha
recuperato ciò che resta delle perdute
tradizioni misteriosofiche dellantichità
greco-romana, la statua del semidio, ancora oggi,
adorna et pour cause! - i
templi dei Liberi Muratori. Resta, infatti, pur
sempre valido lammonimento di Cicerone:
Atque
aut scio an pietate adversus deos sublata, fides
etiam et societas generis humani et una
excellentissima virtus iustitia tollatur[67]
[38]
Il mito parla di un non ben specificato
impedimento legato al fatto che Ercole fosse
considerato straniero: non si sa se rispetto ai
Greci o ai soli Ateniesi cui, in origine, sembra
fossero riservati i riti eleusini. Probabilmente
lostacolo è qui rappresentato da un
difetto di qualificazione inerente la condizione
guerriera del personaggio, tanto che Eumolpo,
supposto fondatore dei Grandi
Misteri, pur non consentendo al semidio di
accedere a questi ultimi, istituì in suo onore i
piccoli misteri per consentirgli
comunque una valida forma di iniziazione. Va
ricordato che Eumolpo è anche il maestro che
avvia Ercole allo studio delle arti liberali (astronomia,
musica, geometria, letteratura) e lo educa fino
al compimento del diciottesimo anno detà..
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